Runner, da cosa scappi?

O verso cosa corri.

Runnerfugge

Perchè credo che in fondo tanti runner, forse la maggior parte, inizi a correre per fuggire da qualcosa.

Io, ad esempio, corro perchè mi ricorda quand’ero bambino. Ancora oggi provo la stessa emozione e lo stesso piacere. Pensate che quando la fatica si fa sentire, faccio un gioco che facevo già allora: immagino di essere sul sellino di un motorino. Le mie gambe sono il motore ed io sono comodamente seduto che mi godo il viaggio. Per un attimo ci credo e mi scordo della fatica, anche perchè è impossibile sentir fatica se si è seduti su una bella Vespa, vero?

Probabilmente io fuggo dalle responsabilità quotidiane che la vita di un (quasi) quarantenne è obbligato a dover gestire. Chi lo sa.

Parlando con tanti amici runner, anche nel loro caso si “scappa” da qualcosa. Chi dalla solitudine, chi dalla folla, chi dalla paura di ingrassare, chi da una situazione famigliare difficile, chi dal timore di non essere in grado di dimostrare qualcosa, chi dalla paura di invecchiare etc..

Ci sono centinaia di motivi e tutti soggettivi.

A queste persone, come a me stesso, ho consigliato di vedere la cosa da un punto di vista  diverso: non stiamo scappando da nessuna parte ma stiamo correndo verso qualcosa.

Come cambia la visuale se trasformiamo tutto in positivo, vero?

A questo punto io posso dire che io corro per avere la mente più rilassata, staccare dallo stress del lavoro per qualche ora e poter affrontare la giornata in modo più tonico e concentrato.

Voi quindi verso cosa correte?

 

 

 

 

Il sarto della domenica.

Nei mesi scorsi il podismo è arrivato in cima alle classifiche del chiacchericcio nazionale “grazie” ai sarti. Maestri del percorso, i sarti sono quelli che meglio di chiunque altro sanno come migliorare le proprie prestazioni, tagliando qua e la il tragitto che li porterà all’arrivo o trovando altri escamotage.

Scambio maglia maratona di milano*

Un paio di casi sono saliti alle cronache perchè accaduti a delle corse che, nel mondo del podismo, sono forse fra le gare più importanti, più partecipate e di cui parlano tutti i giornali.

Li ricorderete sicuramente: Maratona di Milano, passaggio della mezza maratona, il podista passa il pettorale ad un altro podista (fratello) che lo aspettava quatto quatto fra il pubblico. I due hanno improvvisato una maratona a staffette. L’altro caso, sicuramente più grave, del podista (giudice fidal) che ha tagliato buona parte del percorso al Passatore, la gara di 100 km che parte da Firenze e termina a Faenza. Ringraziando poi tutti i suoi amici sui social postando una frase del tipo “è stata dura ma l’amore vince sempre”.

Io stesso, ad una gara nelle Marche, vidi un podista davanti a me rallentare ed avvicinarsi ad una macchina parcheggiata davanti ad un bar. Quando arrivai al traguardo lui aveva già la medaglia al collo e il cellulare in mano per il selfie da mandare agli amici.

Ma perché fanno questo? Si è forse perso il vero spirito che accomuna l’amore per la corsa? Io credo che, come in tutte le cose, la società abbia il suo spicchio di colpa. Siamo sempre connessi, abbiamo bisogno di qualcosa da raccontare e che sia qualcosa di unico e speciale. Ormai non facciamo più nulla se non pensato a come sarà sul web.

Siamo diventati troppo egocentrici, non viviamo più la corsa come un momento di relax e di allenamento ma l’abbiamo trasformata in un mezzo per raggiungere altri obiettivi. Obiettivi sempre più effimeri e meno concreti. Probabilmente anche questo fa parte del gioco.

Pensate che è stato trovato positivo ad un controllo antidoping un atleta di 80 anni che partecipava alle gare master. Inutile quindi sperare che invecchiando diventeremo più saggi.

*Immagine tratta dal video di Gazzetta.tv presente al link http://running.gazzetta.it/news/13-04-2016/i-furbetti-della-maratona-inizia-la-gara-la-finisce-lamico-4721

6 runner a cui sono allergico

Amo i runner e amo stare in mezzo a loro, ce ne sono però alcuni che faccio fatica a sopportare.

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Credo sia per un mio fattore caratteriale che si dimostra incompatibile con alcuni atteggiamenti. Vediamo un pò:

1 – Quelli che pisciano in griglia. Si, avete letto bene. Alcuni runner pisciano in griglia, quando si è tutti stretti e tutti pronti allo sparo. Mi è successo alla Maratona di Roma. Ad un certo punto ho notato un runner accovacciarsi, tirare fuori il pistolino e iniziare a pisciare. Naturalmente si è subito formata la pozza di piscio. Cosa dire ad uno così?

2 – I battutari. Quello che deve fare il simpatico per forza. Lo riconoscete perchè dopo un km dalla partenza di una maratona snocciola frasi del tipo: “forza che è quasi finita“, oppure “Manca poco“, “Solo altri 41 km“, “Stavo meglio a letto“, “Sono già stanco“, “Adesso aumentiamo ai 3.30?“.

3 – Gli unti dal Signore delle Arniche. L’odore dell’Arnica regna incontrastato ad ogni gara spesso anche non competitiva. Il runner si unge le gambe con questo unguento miracoloso che, si presume, aiuti a scaldare i muscoli e i tendini. Avete mai visto un keniano spalmarsi di Arnica?

4 – I preparatissimi. Vi è mai capitato di partecipare ad una gara che parte da un paese ed arriva ad un altro? (Tipo maratona di Venezia, maratona d’Italia, etcc). Ottimo. In pulmann, durante il viaggio che ti porta alla partenza, c’è sempre il runner che ha studiato il percorso e ti spiega tutti i dislivelli. Tenendo conto del fatto che io prima di una gara amo pensare ai fatti miei, figuratevi quanto possa apprezzare tutti questi utilissimi rudimenti tecnici.

5 – Il sudarella. Purtroppo non corro forte come gli etiopi o i keniani quindi davanti a me c’è (quasi) sempre qualcuno. A volte mi arrivano delle folate di ascella che mi fanno pensare al fatto che, ancora oggi, ci siano persone in lotta con il deodorascie (deodorante per ascelle). Un odore acre, pungente, che ti racconta tanto del runner che disgraziatamente sta correndo davanti a te. Cose del tipo: “Oggi dovrei lavarmi ma visto che domani ho la gara e dopo la gara mi faccio la doccia, ottimizziamo e aspettiamo“.

6 – Il fottitraguardo (vedi foto in alto). Questo punto va spiegato bene. Se sei un tapascione come me e stai partecipando ad una maratona probabilmente sono 2 gli obiettivi che ti sei prefissato: migliorare il tuo PB e divertirti. Quelli come noi non devono arrivare a premio, non hanno sponsor che pretengono la visibilità del loro marchio, non abbiamo la paura di essere fatti fuori dai più giovani in squadra, quindi prendiamola comoda. Invece no! A 20 metri dal traguardo, mentre tu stai per passare sotto l’arco con le braccia alzate pronto per la foto di rito, lui ti sorpassa e rovina tutto. Cioè, siamo 2347esimo e 2348esimo n’dò cazzo vai! Abbiamo fatto 42.195 metri per assoporare questo momento e devi rovinare il momento più importante? La storia del PB non la bevo. Hai avuto 42 km di tempo per migliorare il tuo PB, non saranno questi ultimi 10 metri a darti la gloria.