Perchè corro.

Pubblico questo bellissimo racconto di Elena Bertacchini, un’amica che , oltre ad essere una mamma runner è una bravissima scrittrice.

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Ho cominciato a correre perché credevo di non riuscire a farlo. Subivo il fascino dei runner che attraversano i parchi e i percorsi urbani con quella semplicità disarmante, come se appartenessero ad una realtà parallela, e li guardavo con una certa invidia, con la rassegnazione di chi si sente escluso. Poi un giorno ho deciso di sfidare me stessa a dimostrare che davvero non potevo farcela.

Ho scelto un momento simbolico e propizio, il primo dell’anno, ho riesumato il paio di sneaker con il passato più glorioso e sono partita. Di quella prima uscita ricordo il freddo, perché la temperatura era sotto lo zero e il mio abbigliamento più ridicolo che appropriato, ma soprattutto l’emozione. Ho corso appena 15 minuti, ma sono stati sufficienti a riportarmi sulla pista il giorno dopo. Contro qualsiasi previsione in un paio di settimane ho raggiunto i 3 chilometri, ma più di questo, che non è affatto un risultato memorabile, quello che è successo è che mi sono innamorata.

Per anni avevo sempre criticato chi correva perché non riuscivo a mettere a fuoco il fine di tanta fatica. Solo correndo ho capito che lo scopo della corsa è correre. Con il tempo subentra il pensiero della prestazione, il desiderio di migliorarsi, ma prima di tutto questo, alla radice di tutto, c’è la fascinazione per quello che succede mentre corri, quello che sei in quel momento, l’atto della corsa in se stesso. Un momento estetico e al contempo spirituale. Correre è un gesto che ti rivela tante cose su come sei fatto, ti accetta e ti plasma allo stesso tempo, ti seduce pur lasciandoti sempre libero.

Nell’ultimo anno ho portato la mia corsa in giro con me, all’alba e sotto la pioggia, tra i boschi dell’Isola d’Elba, tra le strade di Barcellona fino in riva al mare, e dovunque vado viene con me. In tutti questi mesi ho allungato le distanze e cercato di accorciare i tempi, ho accolto il primo infortunio con grande orgoglio, quasi fosse una medaglia, e sofferto la pausa forzata come la lontananza di un amico. E quando finalmente ho ripreso, qualche giorno fa, ho capito questo: io adoro correre.

Elena Bertacchini

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