3 buoni propositi per il 2018

Stiamo per lasciarci alle spalle il 2017.

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Solitamente, arrivati a questo punto, ogni runner fa tesoro delle cose buone dell’anno appena passato, pensa a cosa portare con se nel 2018 e fa una lista di buoni propositi per il prossimo anno.

Anche un tapascione come me non può esimersi. I miei 3 buoni propositi per il 2018 sono:

  • Fare spazio nell’armadio e regalare un po di magliette ricevute alle tapasciate;
  • Usare 3 paia di scarpe contemporaneamente: ammortizzata per i fondi lenti e lo scarico del lunedì, leggera per allenamenti veloci e gare corte, secca e reattiva per le gare medio lunghe;
  • Divertirsi. Le gare sono importanti come i propri Personal Best. Ma non sono pagato da un corpo militare o foraggiato da uno sponsor quindi l’imperativo dev’essere DIVERTIRSI. Se sai d’aver dato tutto non potrai mai recriminarti nulla.

E i vostri 3 buoni propositi quali sono?

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Cosa regalare ad un Runner per Natale?

Avete un amico, una fidanzata, un parente invasato per la corsa? Vorreste regalargli qualcosa che sia di sicuro gradimento? Ecco una lista, con prodotti e prezzi, che vi aiuterà a districarvi nel vasto mondo dei prodotti per runner.

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Lampada frontale per la corsa notturna.

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Le cose importanti per individuare un buon prodotto sono: batteria ricaricabile, che pesi meno di 120/130 gr. e che abbia una potenza di 300 lumen. Vi consiglio la Petzl E95 € 89,90 su Amazon. Photo Credit By petzl.com

Cuffie wireless.

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Un ottima idea per chi ama correre ascoltando musica in tutta libertà. Per il runner che è sempre alla ricerca di un paio di cuffie che siano resistenti alla pioggia e al sudore vi consiglio le Jaybird X3  Freedom 2. € 129,00 su Amazon. Photo Credit By jaybirdsport.com

Maglia termica prima pelle.

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Correre con il freddo non fa più paura. La maglia termica, al contrario di una giacca, è un indumento più versatile.  Io la uso quando le temperature si aggirano intorno ai 5 e i – 5 gradi, senza giacca e con un uno smanicato antivento sopra. Certo, appena si esce di casa la botta si sente, ma dopo un paio di km il corpo si “climatizza” e si corre perfettamente. Il mio consiglio è la maglia della ODLO, Evolution Warm Baselayer Shirt Half Zip, € 60,00 su Amazon.  Photo Credit By odlo.com 

Guanti antivento.

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Non esiste tipologia di runner, dal Top al Tapascione, che non soffra il freddo alle mani. Un regalo assai gradito potrebbe essere quindi un paio di guanti adatti ad affrontare anche le temperature più basse. Le skills di un buon paio di guanti sono: che non facciano passare il freddo, che siano leggeri, leggermente riflettenti e che sulle dita abbiano gli inserti per fare in modo che possano essere usati con apparecchi touchscreen. Vi consiglio i guanti da corsa Fusion Windstopper della Gore, da € 51,00 su Amazon. Photo Credit By Goreapparel.eu

Smartwatch 

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Quanto fai al km? Qual’è il tuo P.B. sulla mezza? A quanto lo fai il fondo lento in allenamento? Per rispondere a tutte queste domande serve un orologio al polso. Ormai sul mercato ce ne sono di tanti tipi e tutti molto buoni, io vi consiglio un multisport con cardio frequenzimetro al polso come il Garmin 735, € 377 su Amazon. Photo Credit By buy.garmin.com

Occhiali

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Baldini racconta che, fra i tanti motivi che lo aiutarono a vincere la maratona di Atene, uno fu il fatto che ebbe l’intuizione di indossare un paio di occhiali. Infatti, dopo un sopralluogo fatto allo stesso orario della maratona il giorno prima, si accorse che il sole del tardo pomeriggio era abbastanza fastidioso. Un paio di buoni occhiali può quindi incidere su una buona gara o semplicemente su un buon allenamento. Le cose da tener presente quando si acquistano un paio di occhiali sono: la leggerezza e che le lenti siano anti appannamento e variomatic. Vi consiglio gli occhiali della UVEX Sport Style 202v, € 110,00 su Amazon. Photo Credit uvex-sport.com .

Medagliere personalizzato

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Il risultato di tante fatiche lo si può ammirare solo su un bel medagliere. C’è chi dice che tiene le medaglie in un cassetto o in una scatola; rispetto la scelta ma non sono d’accordo. Molto meglio appendere al muro un bel medagliere che un quadro comprato all’ikea! Un regalo molto originale potrebbe essere un porta medaglie personalizzato con la foto del nostro runner che taglia il traguardo della una gara in cui ha fatto il suo Personal Best! € 44,00 sul sito coppe-targhe.com 

Treppiedi per cellulare

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Come fare ad immortalare le proprie prestazioni atletiche, il proprio volto duramente accusato dalle fatiche o semplicemente il magnifico gruppo della tapasciata domenicale? Semplice, con il cellulare. Ma non sempre è possibile trovare qualcuno disponibile a fare la foto o un appoggio in cui infilare il proprio telefono. Vi consiglio quindi un bel treppiede molto versatile come il modello Octopus della Deyard. € 10,99 su Amazon. Photo Credit deyardtech.com 

Calze compressive

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Dopo che le ha sfoggiate Sara Dossena alla maratona di NY, le calze compressive colorate sono diventate super trendy.  Ma perchè un runner dovrebbe indossarle? Principalmente per tre motivi: durante e dopo una gara impegnativa “evitano” che sopraggiungano i crampi e dopo un allenamento particolarmente duro sono utili perchè aumentano la circolazione sanguigna. Inoltre, per chi viaggia in aereo, sono consigliate perchè evitano che vengano delle trombosi. € 13,63 su Amazon.

Beauty Case da viaggio impermeabile

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Una cosa che capita spesso al runner che, finita la gara si ferma a fare la doccia negli spogliatoi, è accorgersi di essersi dimenticato a casa ciabatte o bagnoschiuma. Questi tempi sono finiti cari amici. Hanno inventato, o perlomeno io l’ho scoperto solo adesso, il beauty case da viaggio che si appende sotto la doccia! Geniale. Lo si appende al rubinetto o alla doccia e il gioco è fatto. Trovato su Amazon a € 15,99. Photo credit by Trafellows 

Stage con Orlando Pizzolato

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Tutti i runner sognano di farsi qualche giorno di vacanza, almeno una volta nella vita, e dedicarli completamente alla corsa. Con il grande Orlando Pizzolato si può fare. Luoghi incantevoli in cui poter staccare dai ritmi frenetici della città dedicandosi solo ai ritmi della corsa. Per avere informazioni sui costi e i luoghi basta compilare il modulo che si trova sul sito di Orlando Pizzolato. Photo credit by Ilaria Fedeli.

Libro

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Un buon libro è sempre qualcosa di graditissimo, ma la domanda è: quale? Io vi consiglio “Quelli che corrono” di Stefano Baldini. Si legge in un baleno. Fra i tanti aneddoti ce ne sono diversi sulle tabelle pre maratona di Atene. Una libidine con i fiocchi! € 9,35 su IBS.

Film Dvd

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Una serata sul divano, ogni tanto, se la concede anche un runner. Ma cosa vedere in tv? “Race” racconta l’epica e straordinaria storia del pluricampione del mondo Jesse Owens che, nato povero ma con un dono atletico straordinario, alle Olimpiadi del 1936 lasciò Berlino e il terzo Reich senza parole vincendo 4 medaglie d’oro ed entrando di diritto nella leggenda. € 7,20 su Amazon. Photo Credit by Coming Soon

L’elettrostimolatore

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L’elettrostimolatore è ottimo compagno di allenamenti e un discreto alter ego del fisioterapista. Un buon prodotto deve essere semplice da usare e avere la funzione 2+2. Fra i tanti in commercio vi consiglio il Runner Pro della Globus, ottimo prezzo qualità. € 349,00 su Amazon. Photo Credit by globuscorporation.com

Foam Roller

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Il massaggiatore più odiato e amato dai Top Runner. Come si usa? Sia prima che dopo l’attività fisica perchè aumenta la circolazione del sangue nei tessuti muscolari o nel caso di dolori muscolari o piccole contrattura per sciogliere i muscoli. Uno dei migliori in commercio lo vende Trigger Point su Amazon a € 36,85

Il pettorale ad una competitiva

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Regalare il pettorale per una gara è sempre una bella idea, un pò come lo smartbox 🙂 Se si conosce un pochino il runner che riceverà il regalo sapremmo sicuramente individuare la corsa giusta. Io vi consiglio qualcosa che metta insieme run e relax, R&R, con chilometraggio non troppo impegnativo. È pur sempre un regalo. Una gara straconsigliata è il Giro del Lago di Resia del 14 luglio. € 32,00 entro il 31/12/2018.

Runner e cani

Qualche sera fa ho assistito ad una scena incredibile.

shutterstock_324423926Amo i cani e credo che sia vero che siano i migliori amici dell’uomo…. finchè rimane uomo… Quando vedono un runner accantonano per un attimo la loro ossequiente fedeltà per aprirsi al loro amore ancestrale per i polpacci.

Correre con il proprio cane è un’attività che si può fare ma prima bisogna informarsi e capire come educare il proprio amico animale. Sul web infatti ci sono decine di tutorial per capire quali siano i cani adatti alla pratica sportiva e come fare per insegnare loro a correre senza “distrazioni”. Sono convito sia molto piacevole correre con il proprio amico animale ma, se non si seguono alcune regole base molto importanti, possono accadere spiacevoli incidenti. Un cane rimane pur sempre un cane.

Qualche sera fa, durante uno dei miei allenamenti che stavo svolgendo su un percorso ciclabile, davanti a me, a 80 metri, vedo avvicinarsi un runner con un cane legato con gunzaglio in cintura. Arrivati a 10 metri di distanza l’uno dall’altro, stavamo per salutarci (saluto sempre i runner che incontro per strada) il cane si lascia andare al suo istinto più primitivo e si lancia abbaiando verso i miei polpacci (lo schivo con una mossa di bacino degna del migliore Pierino in Mela Pera Banana Caffè). A quel punto taglia la strada al suo padrone e lo fa cascare atterra come Gesù Cristo. Come nei migliori cartoni animati, il cane aveva “legato” a salame il suo padrone, facendo un mezzo giro con la corda del guinzaglio intorno alle sue gambe.

Mi sono fermato e ho chiesto se fosse tutto ok. Non credo che il runner mi abbia sentito visto che, fra un’imprecazione e l’altra, era impegnato a sgridare il proprio cane.

A dir la verità credo che il cane non abbia nessuna colpa. È pur sempre un animale che segue i propri istinti.

Penso quindi che un buon allenamento, per essere definito tale, dev’essere fatto al proprio passo, da soli e senza “distrazioni” di nessun tipo.

 

Per concludere: ricordo ancora oggi un pazzo che si mise in prima fila alla partenza della Verdi Marathon Sojasun con il proprio cane. (Vedi qui la foto). Potremmo fare un articolo su questo runner ma mi limito a raccontarvi che al momento dello sparo, la povera bestiola, oltre ad aver preso paura, si e vista “schiacciare” da centinaia di podisti. Sappiamo tutti com’è il tiro del primi in griglia. Gli avrei stracciato la tessera fidal.

Buone corse amici

Bulging, come gestirlo.

Purtroppo anche io, come tanti runner, sono caduto nel dramma dei problemi alla schiena. Nel mio caso si è trattato di un bulging, l’avvisaglia di un’ernia in arrivo. Così credevo o così lo è in diversi casi.

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Ma come si è presentato? Avete presente delle scosse sui quadricipiti? Spero di no, anche perché delle scosse sui muscoli non sono cose così abituali… Rimane il fatto che a metà giugno ho iniziato ad avvertire delle leggere scosse in zona ileopsoas e quadricipite sinistro. Subito non gli ho dato molto peso ma con l’andar del tempo ho iniziato ad accusare dolori sempre più insistenti sopratutto nel muovermi “a freddo”, tipo al mattino appena sveglio.

Il mio fisioterapista, che ormai quando mi vede si sfrega le mani tipo Signor Burns, mi ha subito mandato a fare una risonanza magnetica alla colonna vertebrale. Risultato? Un bulging, e cioè una protrusione di un disco vertebrale, che arriva a toccare il nervo della colonna vertebrale e provoca dolore lungo tutta la coscia. Solitamente il tutto sfocia in una sciatalgia, nel mio caso il dolore non era posteriore (classico della sciatalgia) ma anteriore.

Rassicuro tutti i runner dicendo loro che la cosa si può gestire, dipende naturalmente da una serie di fattori, ma il danno si può contenere. I due specialisti che mi hanno visitato, un chiropratico ed uno specialista in medicina dello sport, mi hanno confortato dicendomi che il bulging è una cosa normale, l’abbiamo praticamente tutti. Chi corre probabilmente se ne accorge prima di un sedentario. Se scoperto in tempo si può “curare”, come? Massaggi e tanto stretching, tipo il metodo Mckenzie.

Quindi, se avete avuto la sfortuna di incorrere in un bulging, non disperate e non credete a chi vi dice che è ora di appendere le scarpette al chiodo. Vi aspettano ancora tante buone corse.

Tapascione

 

Ladri in corsa

Uno degli argomenti che questa estate ha tenuto banco fra i runner è stato quello dei furti nelle macchine.

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Succede sempre più spesso che, dei ladri vestiti come podisti, si aggirano per i parcheggi aspettando l’inizio delle corse. Una volta sentito lo sparo della partenza, sanno di avere un’oretta di tempo (dipende alla corsa) per agire indisturbati e poter così aprire le auto. Spesso si pensa che questo problema sia circoscritto alle zone più cittadine invece, si sono avuti casi anche in paeselli ritenuti più tranquilli. Cosa fare per scoraggiare questi atti di vandalismo? Una delle soluzioni più ovvie sarebbe quella di mettere delle persone a vigilare le auto. Il fatto è che le tapasciate vengono organizzate spesso in luoghi dove non c’è la possibilità d’avere un grande parcheggio a disposizione dei runner. Questo porta i partecipanti a dover lasciare la macchina in strade adiacenti o luoghi più o meno lontani dal fulcro dell’evento. Aspetto che complica le operazione di controllo. Un’altra opzione sarebbe quella di mettere a disposizione dei podisti una tenda, sorvegliata da un referente dello staff organizzativo, in cui lasciare borse o altri oggetti. Il ladro, sapendo che probabilmente nell’auto non troverà nulla, eviterà così di perdere tempo. Consiglio per i podisti: 1 – Non lasciare mai nulla in macchina; 2 – Se non siete iscritti con nessuna società, ma desiderate partecipare ad una corsa domenicale, chiedete alla podistica da cui acquistate il pettorale di tenervi la borsa; 3 – Iscrivetevi ad una società. Con circa 25 euro all’anno avrete a disposizione una tenda in cui cambiarvi e riporre la vostra roba; 4 – Andate alle corse senza portafoglio. Io porto con me solo la patente e 10 euro. 5 – Andate alle corse senza cellulare. 15 anni fa non esisteva e si viveva lo stesso.

Manager in corsa

Conosciamo Emilio Mori, Manager dell’Agenzia Proxima spa ed ideatore della Charity Run “Runner in Vista”. Lo incontriamo alla fine di un allenamento, difficile altrimenti riuscire a strappargli 5 minuti di tempo libero. Oggi “solo” un 10 di fondo lento. Poca roba per un runner abituato a farne 90 alla settimana. Ma dove trova il tempo per incastrare lavoro, famiglia, allenamenti e la sua nuova avventura “Runner in Vista”? Glielo abbiamo chiesto.

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Ciao Emilio, oggi quindi un allenamento tranquillo.

Oggi è lunedì, giorno dello scarico. La maggior parte dei runner la domenica mattina svolge il lavoro più pesante della settimana o partecipa a delle competitive. Io, essendo un tapascione, non sono diverso da tutti gli altri.

Cosa fai nella vita, oltre a correre?

Sono Manager e Business Developer dell’Agenzia di Comunicazione Proxima spa di Modena. Insieme al gruppo di lavoro seguo e gestisco i piani marketing dei clienti della mia Business Unit.

Come nasce Runner in Vista?

Dalle mia passione per la corsa inoltre ho sempre condiviso il pensiero di Confucio: “Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neanche un giorno della tua vita”. Mi sono sempre lasciato ispirare da questa massima cercando di portare le mie passioni sul lavoro: musica, running, cinema, letteratura. E poi diciamoci la verità, cercavo una scusa per poter correre durante le ore lavorative. 

E stato difficile mettere in piedi il progetto?

Ho avuto la fortuna di incontrare una persona che ha creduto nel progetto, Yashar Deljoye Sabeti, Head of Marketing della società Savills Larry Smith Italia, finanziatrice, grazie ad undici suoi Centri Commerciali, dell’intera iniziativa e di lavorare con persone splendide che hanno messo in campo tutta la loro professionalità per fare in modo che, la complessa organizzazione di un evento del genere, si sia potuta gestire tenendo sempre tutto sotto controllo. Non faccio nomi perchè starei qui delle ore.

Grandi personaggi dello sport sono testimonial dell’iniziativa.

I runner hanno il cuore grande. I due miti italiani e mondiali del running, Stefano Baldini e Giorgio Calcaterra, hanno deciso di sostenere il progetto. 

Parlaci di Runner in Vista?

Si tratta di camminate non competitive a passo libero di 5 km ciascuna. Partenza alle 9 del mattino dai Centri Commerciali aderenti. Con una donazione di 5 euro, che è stata interamente devoluta all’unione ciechi, si aveva diritto a ritirare il giorno della gara un pacco gara contenente: T-Shirt tecnica, zainetto porta indumenti, una fascia scaldacollo, un nastrino per correre in coppia e diversi prodotti donati dagli sponsor.

A cosa serviva il nastrino di preciso?

Serviva a tutti coloro che volevano provare l’esperienza di correre al buio facendosi accompagnare da un amico oppure veniva utilizzato dai runner non vedenti per farsi accompagnare dalla loro guida.

Come sono stati individuati i percorsi?

Insieme alle podistiche locali dei paesi e delle città coinvolte. Inoltre siamo stati a “provare” i percorsi in prima persona. Niente scarpette però, bicicletta pieghevole nel baule della macchina e via. Ogni giorno 50 km a setacciare come un segugio piste ciclabili, parchi, sentieri e strade in modo da individuare percorsi il più sicuri e naturalistici possibili. 

Perchè è nata Runner in Vista. C’era un messaggio che volevate lanciare?

Un giorno, chiaccherando con il Presidente dell’UICI Modena Ivan Galiotto, dissi: “l’Italia è un paese pieno di barriere architettoniche, non è un paese per ciechi sopratutto se podisti”. Lui mi rispose dicendo : “l’Italia non è un paese ciechi come non lo è per pedoni, per mamme con passeggini, per ciclisti ecc..”. Certo, se ci paragoniamo a paesi come l’Austria abbiamo ancora tanto da lavorare, ma nel nostro piccolo vogliamo lanciare un messaggio alle istituzioni. 

E cioè?

Che, per rendere la vita migliore a tutti, basterebbe non installare un palo della luce nel mezzo di un marciapiede, investire in piste ciclabili e marciapiedi e che dovremmo dare alle persone gli strumenti e gli spazi per invogliarli a fare più movimento. Gioverebbe anche al nostro servizio sanitario. 

Avete un sito a cui ci si può collegare per restare aggiornati sui vostri sviluppi?

Certo, runnerinvista.it.

A cosa serviranno i soldi raccolti?

I fondi raccolti con le iscrizioni alle camminate, serviranno a sostenere i progetti sportivi in favore dell’inclusione per i non vedenti ed in particolare per i bambini. Si tratta del progetto ESPLORA: campus in cui impareranno a muoversi nel mondo che li circonda e a diventare indipendenti.

Siete stati anche dal Santo Padre.

Dopo aver coinvolto tanti importanti testimonial del mondo dello sport, il progetto è arrivato fino al sagrato di San Pietro, fra le mani del Santo Padre. Asia, la bambina ipovedente su cui si è stato realizzato un documentario che sarà presentato al Festival del Cinema di Venezia, ha consegnato a Papa Francesco il pacco gara di persona. Siamo stati con lei e anche noi abbiamo potuto condividere l’emozione d’aver incontrato sua Santità. Asia gli ha raccontato il progetto e gli ha donato la maglietta, lui dopo averla presa l’ha abbracciata e gli ha detto: “Complimenti, questo è un progetto molto importante. Quando si fa qualcosa in favore dei più bisognosi diventiamo ambasciatori dell’amore di nostro Signore”.

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Perchè corro.

Pubblico questo bellissimo racconto di Elena Bertacchini, un’amica che , oltre ad essere una mamma runner è una bravissima scrittrice.

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Ho cominciato a correre perché credevo di non riuscire a farlo. Subivo il fascino dei runner che attraversano i parchi e i percorsi urbani con quella semplicità disarmante, come se appartenessero ad una realtà parallela, e li guardavo con una certa invidia, con la rassegnazione di chi si sente escluso. Poi un giorno ho deciso di sfidare me stessa a dimostrare che davvero non potevo farcela.

Ho scelto un momento simbolico e propizio, il primo dell’anno, ho riesumato il paio di sneaker con il passato più glorioso e sono partita. Di quella prima uscita ricordo il freddo, perché la temperatura era sotto lo zero e il mio abbigliamento più ridicolo che appropriato, ma soprattutto l’emozione. Ho corso appena 15 minuti, ma sono stati sufficienti a riportarmi sulla pista il giorno dopo. Contro qualsiasi previsione in un paio di settimane ho raggiunto i 3 chilometri, ma più di questo, che non è affatto un risultato memorabile, quello che è successo è che mi sono innamorata.

Per anni avevo sempre criticato chi correva perché non riuscivo a mettere a fuoco il fine di tanta fatica. Solo correndo ho capito che lo scopo della corsa è correre. Con il tempo subentra il pensiero della prestazione, il desiderio di migliorarsi, ma prima di tutto questo, alla radice di tutto, c’è la fascinazione per quello che succede mentre corri, quello che sei in quel momento, l’atto della corsa in se stesso. Un momento estetico e al contempo spirituale. Correre è un gesto che ti rivela tante cose su come sei fatto, ti accetta e ti plasma allo stesso tempo, ti seduce pur lasciandoti sempre libero.

Nell’ultimo anno ho portato la mia corsa in giro con me, all’alba e sotto la pioggia, tra i boschi dell’Isola d’Elba, tra le strade di Barcellona fino in riva al mare, e dovunque vado viene con me. In tutti questi mesi ho allungato le distanze e cercato di accorciare i tempi, ho accolto il primo infortunio con grande orgoglio, quasi fosse una medaglia, e sofferto la pausa forzata come la lontananza di un amico. E quando finalmente ho ripreso, qualche giorno fa, ho capito questo: io adoro correre.

Elena Bertacchini

Odio il camminatore, maleducato.

Ecco, l’ho detto. Anzi scritto. Odio il camminatore maleducato.

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Come sulla strada, anche sulle piste ciclabili, su quelle pedonali e sui vari percorsi utilizzati da chi ama correre e camminare, ci sono delle regole. La regola fondamentale degli sportivi è: si sta in fila indiana.

Mi sono stufato di trovarmi davanti camminatori che più che uscire per fare movimento alle gambe escono per farlo alla lingua, mettendosi in file da 3 o 4 persone occupando tutta la pista pedonale e chiaccherando come se fossero al bar. Mi spiace ma stai partecipando ad una camminata, puoi chiaccherare se riesci a farlo senza ostruire il passaggio degli altri in caso contrario vai in trattoria.

È un po come quelli che in autostrada fanno i 90 restando sulla corsia di sorpasso malgrado alla loro destra ci siano 2 corsie completamente libere. Per fortuna il nuovo codice della strada prevede la sanzione per chi non occupa la corsia più a destra. Ecco, ci vorrebbe una cosa simile nel podismo.

Faccio un paio di esempi.

Alle tapasciate della domenica c’è chi corre e chi cammina. Ottimo. Il problema è che coloro che decidono di camminare partono 1 ora prima. Cosa succede? Chi parte all’orario prefissato dall’organizzazione si troverà lungo il percorso tutti i camminatori. Nessun problema se fossero in fila indiana ma nei punti in cui le strade sono strette correre diventa impossibile. E guai a dirgli qualcosa! Se provi a dire permesso o state a destra ti senti rispondere cose del tipo: non è mica tua la strada, stai calmo, ma dove devi andare e altre cose simili.

Secondo esempio.

Qualche giorno fa, correndo lungo una pista ciclabile, mi sono trovato davanti due signore di cui una con un cane. Occupavano tutto lo spazio ostruendo così il passaggio. Le due tizie a sinistra (senso opposto di marcia oltretutto) e il cane, con il guinzaglio, tutto a destra. Così facendo il passaggio era chiuso. Ho iniziato a gridare permesso 50 metri prima. Probabilmente le signore oltre che maleducate (lo dimostreranno meglio successivamente) erano anche sorde. Forse disquisivano di cose assai importanti ed erano distratte. Arrivatogli sotto, visto che facevano finta di non sentirmi, ho deciso di fare come Richard Ashcroft nel video di “Better Sweet Symphony”. Naturalmente mi hanno gridato di tutto.

Voi come vi comportate quando vi trovate davanti il muro di camminatori?

Runner in Vista

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Oggi voglio parlarvi di un progetto che, a noi del Tapascione, tocca da vicino: Runner in Vista.  Un progetto di solidarietà in favore dei bambini non vedenti.

Impossibile immaginare come può essere vivere senza l’uso della vista. Impossibile immaginare come può esserlo per un bambino; non riuscire a giocare con i propri compagni di classe, non poter correre liberamente in un parco, non riuscire a vedere un aquilone nel cielo, non vedere il volto di mamma e papà. Per quanto ci si sforzi, facciamo veramente fatica ad immaginarci una vita immersa nel buio.

Per questo, noi del Tapascione, abbiamo deciso di sostenere il “running tour” Runner in Vista. Un progetto di fundraising promosso da undici Centri Commerciali a favore dell’U.I.C.I. e abbiamo deciso di farlo facendo le cose che ci riescono meglio: correndo e scrivendo articoli. I fondi raccolti con le iscrizioni alle camminate, serviranno a sostenere i progetti di inclusione per i bambini non vedenti. Si tratta di campus in cui impareranno a muoversi nel mondo che li circonda e a diventare indipendenti.

Parteciperemo quindi al tour di undici camminate non competitive a passo libero di 5 km ciascuna, aperte a tutti, che attraverserà l’Italia da Nord a Sud per un’esperienza unica di crescita e di incontro tra runner vedenti e runner non vedenti.

ISCRIVETEVI SUBITO. Con una donazione di 5 euro, che sarà interamente devoluta all’unione ciechi, si avrà diritto a ritirare il giorno della gara un pacco gara contenente: T-Shirt tecnica, zainetto porta indumenti, una fascia scaldacollo e un nastrino. Quest’ultimo servirà a tutti coloro che vorranno provare l’esperienza di correre al buio facendosi accompagnare da un amico o dai runner  non vedenti per farsi accompagnare dalla loro guida.

Individuate la tappa più vicina a voi e partecipate.

Corriamo per sostenere e fare uscire dal buio chi con il buio è costretto a conviverci.

Anche i Runner piangono

Ebbene sì: anche i runner più temerari, quelli che escono a correre con 10 gradi sotto zero alle 7 di mattina il giorno di Natale, che si fanno dei trail da 120 km con 5000 metri di dislivello, che si gettano nel fango, che rischiano il loro tendine rotuleo (e l’osso del collo) per una vertical di 3 km ma soprattutto che vanno a correre anche se la moglie aveva detto che si andava al Centro Commerciale, ebbene si, anche questi ogni tanto piangono.

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Saranno le endorfine, sarà l’emozione di tagliare un traguardo importante, sarà la felicità di tornare a correre dopo un lungo periodo di stop ma sta di fatto che anche i runner più tenaci trovano nel pianto un momento di scarico importante.

Esistono infatti diversi motivi per cui piangere fa bene al nostro organismo:

  • Il pianto è un anestetizzante naturale;
  • Libera dalle tossine che causano lo stress;
  • Quando piangi ti “fai” di oppiacei e ossitocina, ormoni che hanno la capacità di calmare il dolore;
  • Viene liberato del magnesio nel nostro corpo. Che fa benissimo.

Noi del Tapascione abbiamo chiesto ad alcuni nostri follower quando è stata l’ultima volta che hanno pianto e per quale motivo. Ecco le tre testimonianze che ci hanno colpito di più.

Marzia: “Due mesi fa, stavo correndo lungo il torrente che costeggia il mio paese, una corsetta di 8 km. Ad un certo punto mi sono sentita talmente felice che ho iniziato a pingere mentre correvo. Più piangevo più aumentavo il passo. Correvo come se stessi facendo la volata a 100 metri dal traguardo. E stato un pianto liberatorio. Erano mesi che ero ferma per una fascite plantare. Ogni volta che riprovavo a correre era un calvario. Sentivo quel maledetto fastidio. Ma quel giorno, quel giorno no. Ho corso senza sentir nessun dolore ed è stato bellissimo.

PaoloRun: “Ho pianto durante la mia ultima maratona, novembre 2015. Vorrei raccontarvi che è stato mentre tagliavo il traguardo ma purtroppo non è stato così. Durante il nono km ho sentito un riacutizzarsi di una vecchia infiammazione che già mi aveva dato fastidio durante gli ultimi lunghi di carico: tendine rotuleo. Verso l’undicesimo km però non sentivo più nulla, il fastidio era sparito, pensavo quindi fosse stato un falso allarme. Al sedicesimo però, durante la discesa di un cavalcavia, una forte fitta sotto il ginocchio mi ha paralizzato, non sono riuscito nemmeno ad appoggiare il piede e sono caduto rovinosamente sull’asfalto. Ho iniziato a piangere come non avevo mai fatto. Non riuscivo nemmeno a rialzarmi. A parte le varie escoriazioni dovute alla caduta la cosa peggiore è stato il crollo psicologico. Per settimane ho staccato i ponti con tutti gli amici runner e mi sono scollegato dalle pagine facebook dedicate al podismo. Sentire/leggere i racconti dei tapascioni e sapere che per altre 6/7 settimane non avrei potuto correre mi faceva stare troppo male. Oggi, finalmente, sto iniziando a vedere l’alba.

JackTriasen: “Non c’è un’ultima volta. Ogni volta è come la prima volta. L’emozione è sempre bellissima. E non c’è un motivo di tristezza o felicità. Piango e basta. Amo i trail e amo correre ascoltando i suoni delle natura. Ma c’è un luogo in cui ogni volta adoro fermarmi, mettermi le cuffie, ascoltare un brano di musica classica (spesso metto su: I Giorni, Manon Clemènt) e guardo il paesaggio. Un luogo talmente bello ed incantato da lasciarti senza fiato. Non dirò mai a nessuno dove si trova perchè è il posto in cui riesco ad essere veramente me stesso e in cui trovo le risposte che cerco. Quando sono triste mi vesto e vado a correre lì. Guardo le colline, le montagne innevate alle loro spalle, il fumo del camino di una baita poco lontano, il ruscello che attraversa il sentiero, gli animali che fanno la loro vita incuranti del fatto che io sia li, seduto ad osservarli. Guardo e mi chiedo cosa servirebbe di più all’uomo per essere felice. Eppure…

 

Image bogdan ionescu / Shutterstock, Inc.