Manager in corsa

Conosciamo Emilio Mori, Manager dell’Agenzia Proxima spa ed ideatore della Charity Run “Runner in Vista”. Lo incontriamo alla fine di un allenamento, difficile altrimenti riuscire a strappargli 5 minuti di tempo libero. Oggi “solo” un 10 di fondo lento. Poca roba per un runner abituato a farne 90 alla settimana. Ma dove trova il tempo per incastrare lavoro, famiglia, allenamenti e la sua nuova avventura “Runner in Vista”? Glielo abbiamo chiesto.

Foto Emilio

Ciao Emilio, oggi quindi un allenamento tranquillo.

Oggi è lunedì, giorno dello scarico. La maggior parte dei runner la domenica mattina svolge il lavoro più pesante della settimana o partecipa a delle competitive. Io, essendo un tapascione, non sono diverso da tutti gli altri.

Cosa fai nella vita, oltre a correre?

Sono Manager e Business Developer dell’Agenzia di Comunicazione Proxima spa di Modena. Insieme al gruppo di lavoro seguo e gestisco i piani marketing dei clienti della mia Business Unit.

Come nasce Runner in Vista?

Dalle mia passione per la corsa inoltre ho sempre condiviso il pensiero di Confucio: “Scegli un lavoro che ami e non dovrai lavorare neanche un giorno della tua vita”. Mi sono sempre lasciato ispirare da questa massima cercando di portare le mie passioni sul lavoro: musica, running, cinema, letteratura. E poi diciamoci la verità, cercavo una scusa per poter correre durante le ore lavorative. 

E stato difficile mettere in piedi il progetto?

Ho avuto la fortuna di incontrare una persona che ha creduto nel progetto, Yashar Deljoye Sabeti, Head of Marketing della società Savills Larry Smith Italia, finanziatrice, grazie ad undici suoi Centri Commerciali, dell’intera iniziativa e di lavorare con persone splendide che hanno messo in campo tutta la loro professionalità per fare in modo che, la complessa organizzazione di un evento del genere, si sia potuta gestire tenendo sempre tutto sotto controllo. Non faccio nomi perchè starei qui delle ore.

Grandi personaggi dello sport sono testimonial dell’iniziativa.

I runner hanno il cuore grande. I due miti italiani e mondiali del running, Stefano Baldini e Giorgio Calcaterra, hanno deciso di sostenere il progetto. 

Parlaci di Runner in Vista?

Si tratta di camminate non competitive a passo libero di 5 km ciascuna. Partenza alle 9 del mattino dai Centri Commerciali aderenti. Con una donazione di 5 euro, che è stata interamente devoluta all’unione ciechi, si aveva diritto a ritirare il giorno della gara un pacco gara contenente: T-Shirt tecnica, zainetto porta indumenti, una fascia scaldacollo, un nastrino per correre in coppia e diversi prodotti donati dagli sponsor.

A cosa serviva il nastrino di preciso?

Serviva a tutti coloro che volevano provare l’esperienza di correre al buio facendosi accompagnare da un amico oppure veniva utilizzato dai runner non vedenti per farsi accompagnare dalla loro guida.

Come sono stati individuati i percorsi?

Insieme alle podistiche locali dei paesi e delle città coinvolte. Inoltre siamo stati a “provare” i percorsi in prima persona. Niente scarpette però, bicicletta pieghevole nel baule della macchina e via. Ogni giorno 50 km a setacciare come un segugio piste ciclabili, parchi, sentieri e strade in modo da individuare percorsi il più sicuri e naturalistici possibili. 

Perchè è nata Runner in Vista. C’era un messaggio che volevate lanciare?

Un giorno, chiaccherando con il Presidente dell’UICI Modena Ivan Galiotto, dissi: “l’Italia è un paese pieno di barriere architettoniche, non è un paese per ciechi sopratutto se podisti”. Lui mi rispose dicendo : “l’Italia non è un paese ciechi come non lo è per pedoni, per mamme con passeggini, per ciclisti ecc..”. Certo, se ci paragoniamo a paesi come l’Austria abbiamo ancora tanto da lavorare, ma nel nostro piccolo vogliamo lanciare un messaggio alle istituzioni. 

E cioè?

Che, per rendere la vita migliore a tutti, basterebbe non installare un palo della luce nel mezzo di un marciapiede, investire in piste ciclabili e marciapiedi e che dovremmo dare alle persone gli strumenti e gli spazi per invogliarli a fare più movimento. Gioverebbe anche al nostro servizio sanitario. 

Avete un sito a cui ci si può collegare per restare aggiornati sui vostri sviluppi?

Certo, runnerinvista.it.

A cosa serviranno i soldi raccolti?

I fondi raccolti con le iscrizioni alle camminate, serviranno a sostenere i progetti sportivi in favore dell’inclusione per i non vedenti ed in particolare per i bambini. Si tratta del progetto ESPLORA: campus in cui impareranno a muoversi nel mondo che li circonda e a diventare indipendenti.

Siete stati anche dal Santo Padre.

Dopo aver coinvolto tanti importanti testimonial del mondo dello sport, il progetto è arrivato fino al sagrato di San Pietro, fra le mani del Santo Padre. Asia, la bambina ipovedente su cui si è stato realizzato un documentario che sarà presentato al Festival del Cinema di Venezia, ha consegnato a Papa Francesco il pacco gara di persona. Siamo stati con lei e anche noi abbiamo potuto condividere l’emozione d’aver incontrato sua Santità. Asia gli ha raccontato il progetto e gli ha donato la maglietta, lui dopo averla presa l’ha abbracciata e gli ha detto: “Complimenti, questo è un progetto molto importante. Quando si fa qualcosa in favore dei più bisognosi diventiamo ambasciatori dell’amore di nostro Signore”.

215622_14062017

Annunci

Perchè corro.

Pubblico questo bellissimo racconto di Elena Bertacchini, un’amica che , oltre ad essere una mamma runner è una bravissima scrittrice.

shutterstock_470963219

Ho cominciato a correre perché credevo di non riuscire a farlo. Subivo il fascino dei runner che attraversano i parchi e i percorsi urbani con quella semplicità disarmante, come se appartenessero ad una realtà parallela, e li guardavo con una certa invidia, con la rassegnazione di chi si sente escluso. Poi un giorno ho deciso di sfidare me stessa a dimostrare che davvero non potevo farcela.

Ho scelto un momento simbolico e propizio, il primo dell’anno, ho riesumato il paio di sneaker con il passato più glorioso e sono partita. Di quella prima uscita ricordo il freddo, perché la temperatura era sotto lo zero e il mio abbigliamento più ridicolo che appropriato, ma soprattutto l’emozione. Ho corso appena 15 minuti, ma sono stati sufficienti a riportarmi sulla pista il giorno dopo. Contro qualsiasi previsione in un paio di settimane ho raggiunto i 3 chilometri, ma più di questo, che non è affatto un risultato memorabile, quello che è successo è che mi sono innamorata.

Per anni avevo sempre criticato chi correva perché non riuscivo a mettere a fuoco il fine di tanta fatica. Solo correndo ho capito che lo scopo della corsa è correre. Con il tempo subentra il pensiero della prestazione, il desiderio di migliorarsi, ma prima di tutto questo, alla radice di tutto, c’è la fascinazione per quello che succede mentre corri, quello che sei in quel momento, l’atto della corsa in se stesso. Un momento estetico e al contempo spirituale. Correre è un gesto che ti rivela tante cose su come sei fatto, ti accetta e ti plasma allo stesso tempo, ti seduce pur lasciandoti sempre libero.

Nell’ultimo anno ho portato la mia corsa in giro con me, all’alba e sotto la pioggia, tra i boschi dell’Isola d’Elba, tra le strade di Barcellona fino in riva al mare, e dovunque vado viene con me. In tutti questi mesi ho allungato le distanze e cercato di accorciare i tempi, ho accolto il primo infortunio con grande orgoglio, quasi fosse una medaglia, e sofferto la pausa forzata come la lontananza di un amico. E quando finalmente ho ripreso, qualche giorno fa, ho capito questo: io adoro correre.

Elena Bertacchini

Odio il camminatore, maleducato.

Ecco, l’ho detto. Anzi scritto. Odio il camminatore maleducato.

shutterstock_564764047

Come sulla strada, anche sulle piste ciclabili, su quelle pedonali e sui vari percorsi utilizzati da chi ama correre e camminare, ci sono delle regole. La regola fondamentale degli sportivi è: si sta in fila indiana.

Mi sono stufato di trovarmi davanti camminatori che più che uscire per fare movimento alle gambe escono per farlo alla lingua, mettendosi in file da 3 o 4 persone occupando tutta la pista pedonale e chiaccherando come se fossero al bar. Mi spiace ma stai partecipando ad una camminata, puoi chiaccherare se riesci a farlo senza ostruire il passaggio degli altri in caso contrario vai in trattoria.

È un po come quelli che in autostrada fanno i 90 restando sulla corsia di sorpasso malgrado alla loro destra ci siano 2 corsie completamente libere. Per fortuna il nuovo codice della strada prevede la sanzione per chi non occupa la corsia più a destra. Ecco, ci vorrebbe una cosa simile nel podismo.

Faccio un paio di esempi.

Alle tapasciate della domenica c’è chi corre e chi cammina. Ottimo. Il problema è che coloro che decidono di camminare partono 1 ora prima. Cosa succede? Chi parte all’orario prefissato dall’organizzazione si troverà lungo il percorso tutti i camminatori. Nessun problema se fossero in fila indiana ma nei punti in cui le strade sono strette correre diventa impossibile. E guai a dirgli qualcosa! Se provi a dire permesso o state a destra ti senti rispondere cose del tipo: non è mica tua la strada, stai calmo, ma dove devi andare e altre cose simili.

Secondo esempio.

Qualche giorno fa, correndo lungo una pista ciclabile, mi sono trovato davanti due signore di cui una con un cane. Occupavano tutto lo spazio ostruendo così il passaggio. Le due tizie a sinistra (senso opposto di marcia oltretutto) e il cane, con il guinzaglio, tutto a destra. Così facendo il passaggio era chiuso. Ho iniziato a gridare permesso 50 metri prima. Probabilmente le signore oltre che maleducate (lo dimostreranno meglio successivamente) erano anche sorde. Forse disquisivano di cose assai importanti ed erano distratte. Arrivatogli sotto, visto che facevano finta di non sentirmi, ho deciso di fare come Richard Ashcroft nel video di “Better Sweet Symphony”. Naturalmente mi hanno gridato di tutto.

Voi come vi comportate quando vi trovate davanti il muro di camminatori?

Runner in Vista

1200x444

Oggi voglio parlarvi di un progetto che, a noi del Tapascione, tocca da vicino: Runner in Vista.  Un progetto di solidarietà in favore dei bambini non vedenti.

Impossibile immaginare come può essere vivere senza l’uso della vista. Impossibile immaginare come può esserlo per un bambino; non riuscire a giocare con i propri compagni di classe, non poter correre liberamente in un parco, non riuscire a vedere un aquilone nel cielo, non vedere il volto di mamma e papà. Per quanto ci si sforzi, facciamo veramente fatica ad immaginarci una vita immersa nel buio.

Per questo, noi del Tapascione, abbiamo deciso di sostenere il “running tour” Runner in Vista. Un progetto di fundraising promosso da undici Centri Commerciali a favore dell’U.I.C.I. e abbiamo deciso di farlo facendo le cose che ci riescono meglio: correndo e scrivendo articoli. I fondi raccolti con le iscrizioni alle camminate, serviranno a sostenere i progetti di inclusione per i bambini non vedenti. Si tratta di campus in cui impareranno a muoversi nel mondo che li circonda e a diventare indipendenti.

Parteciperemo quindi al tour di undici camminate non competitive a passo libero di 5 km ciascuna, aperte a tutti, che attraverserà l’Italia da Nord a Sud per un’esperienza unica di crescita e di incontro tra runner vedenti e runner non vedenti.

ISCRIVETEVI SUBITO. Con una donazione di 5 euro, che sarà interamente devoluta all’unione ciechi, si avrà diritto a ritirare il giorno della gara un pacco gara contenente: T-Shirt tecnica, zainetto porta indumenti, una fascia scaldacollo e un nastrino. Quest’ultimo servirà a tutti coloro che vorranno provare l’esperienza di correre al buio facendosi accompagnare da un amico o dai runner  non vedenti per farsi accompagnare dalla loro guida.

Individuate la tappa più vicina a voi e partecipate.

Corriamo per sostenere e fare uscire dal buio chi con il buio è costretto a conviverci.

Anche i Runner piangono

Ebbene sì: anche i runner più temerari, quelli che escono a correre con 10 gradi sotto zero alle 7 di mattina il giorno di Natale, che si fanno dei trail da 120 km con 5000 metri di dislivello, che si gettano nel fango, che rischiano il loro tendine rotuleo (e l’osso del collo) per una vertical di 3 km ma soprattutto che vanno a correre anche se la moglie aveva detto che si andava al Centro Commerciale, ebbene si, anche questi ogni tanto piangono.

shutterstock_302526587

Saranno le endorfine, sarà l’emozione di tagliare un traguardo importante, sarà la felicità di tornare a correre dopo un lungo periodo di stop ma sta di fatto che anche i runner più tenaci trovano nel pianto un momento di scarico importante.

Esistono infatti diversi motivi per cui piangere fa bene al nostro organismo:

  • Il pianto è un anestetizzante naturale;
  • Libera dalle tossine che causano lo stress;
  • Quando piangi ti “fai” di oppiacei e ossitocina, ormoni che hanno la capacità di calmare il dolore;
  • Viene liberato del magnesio nel nostro corpo. Che fa benissimo.

Noi del Tapascione abbiamo chiesto ad alcuni nostri follower quando è stata l’ultima volta che hanno pianto e per quale motivo. Ecco le tre testimonianze che ci hanno colpito di più.

Marzia: “Due mesi fa, stavo correndo lungo il torrente che costeggia il mio paese, una corsetta di 8 km. Ad un certo punto mi sono sentita talmente felice che ho iniziato a pingere mentre correvo. Più piangevo più aumentavo il passo. Correvo come se stessi facendo la volata a 100 metri dal traguardo. E stato un pianto liberatorio. Erano mesi che ero ferma per una fascite plantare. Ogni volta che riprovavo a correre era un calvario. Sentivo quel maledetto fastidio. Ma quel giorno, quel giorno no. Ho corso senza sentir nessun dolore ed è stato bellissimo.

PaoloRun: “Ho pianto durante la mia ultima maratona, novembre 2015. Vorrei raccontarvi che è stato mentre tagliavo il traguardo ma purtroppo non è stato così. Durante il nono km ho sentito un riacutizzarsi di una vecchia infiammazione che già mi aveva dato fastidio durante gli ultimi lunghi di carico: tendine rotuleo. Verso l’undicesimo km però non sentivo più nulla, il fastidio era sparito, pensavo quindi fosse stato un falso allarme. Al sedicesimo però, durante la discesa di un cavalcavia, una forte fitta sotto il ginocchio mi ha paralizzato, non sono riuscito nemmeno ad appoggiare il piede e sono caduto rovinosamente sull’asfalto. Ho iniziato a piangere come non avevo mai fatto. Non riuscivo nemmeno a rialzarmi. A parte le varie escoriazioni dovute alla caduta la cosa peggiore è stato il crollo psicologico. Per settimane ho staccato i ponti con tutti gli amici runner e mi sono scollegato dalle pagine facebook dedicate al podismo. Sentire/leggere i racconti dei tapascioni e sapere che per altre 6/7 settimane non avrei potuto correre mi faceva stare troppo male. Oggi, finalmente, sto iniziando a vedere l’alba.

JackTriasen: “Non c’è un’ultima volta. Ogni volta è come la prima volta. L’emozione è sempre bellissima. E non c’è un motivo di tristezza o felicità. Piango e basta. Amo i trail e amo correre ascoltando i suoni delle natura. Ma c’è un luogo in cui ogni volta adoro fermarmi, mettermi le cuffie, ascoltare un brano di musica classica (spesso metto su: I Giorni, Manon Clemènt) e guardo il paesaggio. Un luogo talmente bello ed incantato da lasciarti senza fiato. Non dirò mai a nessuno dove si trova perchè è il posto in cui riesco ad essere veramente me stesso e in cui trovo le risposte che cerco. Quando sono triste mi vesto e vado a correre lì. Guardo le colline, le montagne innevate alle loro spalle, il fumo del camino di una baita poco lontano, il ruscello che attraversa il sentiero, gli animali che fanno la loro vita incuranti del fatto che io sia li, seduto ad osservarli. Guardo e mi chiedo cosa servirebbe di più all’uomo per essere felice. Eppure…

 

Image bogdan ionescu / Shutterstock, Inc.

 

10 belle cose da dire ad un marito Runner.

Quali sono le 10 cose che ogni runner vorrebbe sentirsi dire dalla propria moglie? E un articolo sarcastico. Chiedo quindi alle mogli di non infamarmi più del necessario 😉

shutterstock_428076259-copia

  1. Amore, vai pure a correre quando preferisci, organizzerò la mia vita sulla base dei tuoi impegni sportivi.
  2. Amore, sapevo che avresti corso prima di cena. Mi sono quindi preoccupata di metterti in frigo un bel paio di birre da accompagnare alla tagliata che ti sto cucinando.
  3. Amore, ad agosto andiamo pure in ferie in montagna a 2500 metri di altezza. L’ossigeno rarefatto farà bene anche a me che non devo preparare una maratona autunnale.
  4. Amore, prenditi pure tutto lo spazio dell’armadio che ti serve per il tuo abbigliamento sportivo. Anzi, nel caso possa esserti utile, ti lascio anche il cassetto del mio comodino per le tue calze compressive.
  5. Amore, ho fatto un corso per diventare dietologa nutrizionista in modo da poterti cucinare piatti che rispettino un regime alimentare adatto alla tua attività sportiva.
  6. Amore, per il tuo compleanno avrei pensato di regalarti qualcosa che possa esserti utile per la corsa. Idem per Natale, befana, festa del papà, dei single, ferragosto, Santa Lucia, Pasqua, anniversario di matrimonio, patrono…
  7. Amore, non mi rompe affatto se quando siamo con i tuoi amici runner vi ascolto, per 4 ore e un quarto, parlare di tabelle, tempi al minuto e ripetute in salita con recupero 2 minuti.
  8. Amore, ad agosto, spero approfitterai della vacanza per allenarti tutti i giorni.
  9. Amore, per me non è un problema svegliarmi alle 4.30 la domenica pur di accompagnarti ad una mezza ed aspettarti festante all’arrivo.
  10. Amore, che ne dici se ti facessi un massaggino alle gambe finito il tuo allenamento?

Qualche marito runner coraggioso vuole aiutarmi aggiungendo qualche frasetta?

I runner se non avessero delle compagne comprensive al loro fianco non concluderebbero proprio nulla.

Questo è un articolo dalla parte delle mogli, persone eccezionali che hanno avuto la “sfortuna” di innamorarsi di un runner.

Runner e automobilisti

Noi Runner, che non abbiamo la fortuna di vivere in mezzo alla natura, per allenarci siamo costretti a correre sul lato sinistro della strada, quello opposto al senso di marcia, principalmente per due motivi: A) è obbligatorio; B) se un automobilista è distratto riusciamo a salvarci la pelle buttandoci nel fosso.

shutterstock_184433816

Ultimamente capita spesso di incontrare automobilisti con la testa china sul cellulare non accorgersi che, stando troppo verso il bordo della strada, rischiano di prenderci sotto. Questi si vanno a sommare a tutti quegli altri che ci sfiorano con lo specchietto (facendolo apposta) come a dire: “La strada è per le macchine, vai poi a correre da un’altra parte”.

Qualche giorno fa un automobilista, che probabilmente stava su whatsapp o su facebook, si è accorto di me all’ultimo momento. Dopo aver sterzato bruscamente per non imballarmi ha pure avuto il coraggio di suonare il clacson e mandarmi a quel paese.

Siamo tutti automobilisti oltre che runner, ma proprio per questo non riesco a capire come si possa essere così distratti o arroganti. Tempo fa sentii un emerito coglione dire: “Voi podisti non avete la targa quindi dovete andare a correre sui marciapiedi”. Capisco che con le persone stupide è meglio non aprire argomentazioni di nessun tipo, tanto non ci verremmo a capo, ma quanti la pensano come lui secondo voi? Riuscire a cambiare mentalità ad un paese fermo a queste logiche non è semplicissimo.

Purtroppo l’Italia in fatto di piste ciclabili è il fanalino di coda dell’Europa (17 esimo posto); noi runner ci troviamo quindi, soprattutto ora che viene buio alle 17 e spesso c’è anche la nebbia, a correre in strada rischiando la pelle. Ma quale soluzione ad un problema annoso come questo?

L’unica cosa che noi del Tapascione ci sentiamo di dire ai nostri politici, dal Sindaco al Presidente del Consiglio, è investire per rendere il nostro paese più vicino ad una mentalità Green. Ne gioverebbero tutti, dal circuito turistico a quello sportivo.

E a voi è mai successo di avere qualche piccolo diverbio con un automobilista?

P.S. Per completezza ecco l’articolo 190:

I pedoni devono circolare sui marciapiedi, sulle banchine, sui viali e sugli altri spazi per essi predisposti; qualora questi manchino, siano ingombri, interrotti o insufficienti, devono circolare sul margine della carreggiata opposto al senso di marcia dei veicoli in modo da causare il minimo intralcio possibile alla circolazione. Fuori dei centri abitati i pedoni hanno l’obbligo di circolare in senso opposto a quello di marcia dei veicoli sulle carreggiate a due sensi di marcia e sul margine destro rispetto alla direzione di marcia dei veicoli quando si tratti di carreggiata a senso unico di circolazione.

 

10 cose da NON dire MAI ad un Runner

Ecco 10 frasi che ogni Runner ha cancellato dal proprio vocabolario.

 

shutterstock_402657415

  • NON ESAGERARE. Quelli che danno questo illuminante consiglio, sono poi gli stessi che ogni domenica partecipano a delle competitive in cui c’è da tirarsi il collo.
  • A CHE ORA TORNI? Questa solitamente è la domanda del compagno o compagna del runner che sta per uscire per il suo allenamento serale. Il modo migliore per mettere nella testa del podista, il tarlo del “Torna a casa presto”. Farà quindi tutto l’allenamento con l’ansia da rientro.
  • TE L’AVEVO DETTO. Vi siete infortunati, avete corso più lenti rispetto al solito, avete sbagliato l’acquisto di un paio di scarpe c’è sempre un cacacazzo che deve dirvi che ci aveva avvisato.
  • VEDRAI CHE OGGI VAI FORTE. Porta più sfiga del “buona pesca” detto ai pescatori, del gatto nero che attraversa la strada, degli “auguri” fatti ad un attore prima di salire sul palco. Non c’è rimedio contro una iettatura del genere. Toccarsi i maroni non basterà. L’unica soluzione è ritirarsi.
  • IO MI FAREI VEDERE. Che tu ti sia strappato i legamenti o ti sia sbucciato un ginocchio c’è sempre un runner che ti consiglia d’andare da un medico a farti vedere. Della serie: “Ti metto ansia da infortunio“. Lo stesso runner che la domenica, pur di non saltare una tapasciata, si presenterebbe in stampelle. Fate come dico ma non fate come faccio.
  • MA IL PRIMO QUANTO CI HA MESSO? Questa solitamente è la domanda che fa chi non capisce nulla di corsa ma che, sulla base del tempo che ci ha messo il primo, si fà un’idea di quanto tu sia scarso. “Ho fatto la maratona e ci ho messo 3 ore e 30“, “Bravo, ma il primo quanto ci ha messo?“, “2 ore e 15“, “Ah…“. Ah, un cazzo!
  • ABBIAMO FINITO LA TUA TAGLIA. L’iscrizione ad una corsa, diciamo seria, solitamente ha un costo importante e spesso comprende anche un pacco gara comprendente la maglia tecnica. Il sentirsi dire, al momento del ritiro del pacco, abbiamo finito la taglia, mi fa imbestialire. Le cose sono 2: o ti organizzi stampando più maglie oppure chiedi la taglia al momento dell’iscrizione.
  • DOMENICA DOBBIAMO ANDARE ALL’IKEA. Tu avevi sicuramente previsto il lungo pre maratona e, senza che sapessi nulla, ti hanno infilato la giornata fra mobili componibili e candele profumate. So di runner che sono andati a correre fra i capannoni della zona industriale, mentre la moglie era dentro il Centro Commerciale a vedere mobili.
  • CORRI ANCORA? Per alcuni non è chiaro che essere Runner non significa avere un vizio. Si tratta di una sana abitudine che è sempre stata celata nel fondo del nostro spirito ma che, una volta scoperta, non è più possibile abbandonare.
  • SEI TROPPO MAGRO. Quante volte amici o parenti vi hanno detto che siete troppo magri? Il 90% delle volte il runner è normopeso ma le guance leggermente scavate, lo fanno sembrare un podista del Biafra. Smettetela di dirci che siamo troppo magri. Non è vero. Facciamo una vita sana e curiamo l’alimentazione e il fatto di non bere vino o mangiare il dolce a fine pasto, non è per noi un sacrificio ma uno dei tasselli della nostra attività sportiva che tanto amiamo.

Fatemi sapere se ci sono altre frasi che vi fanno letteralmente imbestialire!

 

 

Runner, maestro di incastri

ATTENZIONE. NON FATE LEGGERE QUESTO ARTICOLO AI COMPAGNI O ALLE COMPAGNE DI UN RUNNER.

Se avessi il tempo correrei anche io“. Quante volte noi runner ci siamo sentiti dire questa frase dai nostri amici?  Eppure abbiamo una vita come tutti gli altri. Anzi, a dir la verità, siamo sempre di corsa.

shutterstock_397569964

Spesso corriamo con in testa il nostro garbuglio di cose da fare, incastri, orari, uscite, entrate, spese, bollette, revisioni, bambini, scuole, riunioni, clienti, cene fuori, vacanze da organizzare, pulizie del sabato mattina, iscrizioni da fare a gare a cui vogliamo partecipare, tabelle da mettere giù, telefonate da fare, appuntamenti da prendere. Insomma, di cose ce ne sarebbero altre mille…

Eppure, riusciamo a fare tutto. Anzi, spesso la corsa ci aiuta a resettare tutto e a vedere le cose sopra citate in modo più chiaro. Chissà quanti di voi sono tornati da una corsa con la soluzione ad un problema che da tempo cercavate di risolvere.

Stasera avremmo un 12 ma nostra moglie ci chiama e dice che alle 18 dobbiamo essere a casa per stare con la bimba? Nessun problema: corriamo durante la pausa pranzo.

Domani avremmo un 15 ma a pranzo siamo con un cliente e alla sera fuori a cena?  Un piccolo sforzo e alle 6.30 del mattino siamo lì che salutiamo i netturbini!

Insomma, noi runner in un qualche modo riusciamo ad infilare la corsetta all’interno delle nostre giornate.

Ho sempre pensato che le scuse siano alibi per non fare delle cose. Il podista invece l’ho sempre ammirato. Per lui non ci sono cazzi; quando è giornata di allenamento, pioggia o neve, è fuori a correre.

Adesso vi svelo un segreto (speriamo che questo post non lo leggano i compagni o le compagne dei runner). Noi podisti siamo maestri negli incastri organizzati.

Il compagno o la compagna del runner vogliono andare in vacanza in Puglia? Nessun problema. Il Runner si fa carico di impegnarsi nella “dura” organizzazione del viaggio. Stranamente, durante lo stesso periodo in cui saranno in Puglia, sarà organizzata una mezza maratona in cui anche i master vanno a premio. Il runner che è anche un grande attore, se ne accorgerà solo il giorno prima leggendo il giornale locale. Ne parlerà sotto l’ombrellone e simulerà disinteresse per la cosa facendo invece di tutto per farsi convincere a partecipare. Non dirà mai che era già iscritto da 3 mesi, ma questo è un segrete che rimane all’interno di questo articolo.

Le cene sono sempre un trauma per un runner. Vive la dieta in simbiosi con l’attività sportiva. Domenica mattina c’è un 21 competitivo, il sabato vorresti farti una cena a base di carboidrati ma gli amici ti invitano a cena fuori da “GIGI IL FRIGGIONE”! Cazzo, non li vedi mai, non puoi dargli buca. Calma e sangue freddo. Analizziamo le varie supercazzole: febbre? bambino da tenere? allergia al fritto? cavallette? porto la pasta in bianco da casa? Il runner a questo punto tira fuori il coniglio dal cappello: semplicemente dice la verità. “Ragazzi, il giorno dopo ho una gara e non posso mangiare fritto. Tutti a casa mia per una serata a base di piadine fatte in casa con crudo, birra e proiezione del film Porno Soft “Amore, vai pure a fare la mezza con i tuoi amici che ne approfitto per fare aggiustare il tubo che perde dall’idraulico”.

 

Mentre siete lì che guardate il film non preoccupatevi se vi sorge qualche dubbio.

Runner rompiscatole.

Siamo una grande famiglia e come tale abbiamo i nostri pro e contro. Tutto normale.

shutterstock_407347234

Ci sono però delle volte in cui il runner rompe talmente le scatole da non essere nemmeno degno di essere definito tale.

A volte sembra quasi che si sia svegliato con il piede sbagliato. A quel punto penso, ma perchè non sei rimasto a letto questa domenica? 

Ma da dove nasce questa mia polemica? Nasce dal fatto che troppo spesso leggo sui Social Network delle lamentele gratuite, ignoranti e fini a se stesse contro l’organizzazione delle corse.

Il bello di essere runner è quello di correre. Punto. Eppure c’è una grossa percentuale di podisti che si è rammollita e che sembra si sia trasformata in Gagà Runner, gente con la puzza sotto il naso.  

Volete degli esempi?

Partecipano ad una corsa di 15 km sotto il sole ma poi si lamentano se non c’è il parcheggio ombreggiato per la macchina o per la tenda;

Si lamentano del pacco gara. Pagano 2 euro per partecipare alla corsa e dopo aver gareggiato, saccheggiato tutti i ristori, mangiato frutta e biscotti di ogni tipo e bevuto l’impossibile, non resistono a non pubblicare su facebook la foto del pacco gara commentando con un secco: “Anche oggi il solito misero pacco di pasta“. Ma con 2 euro cos’altro volevi? Una maglia tecnica in pelle di coccodrillo, un buono “All you can eat” da spendere presso il ristorante La Francescana di Bottura e l’iscrizione gratuita a tutte le gare competitive da qui al 2029?

I GagàRun devono parcheggiare di fianco all’arco della partenza. Guai a dirgli che devono lasciare la macchina a 100 metri dal via perchè, anche se sono venuti per farne 21 di corsa, farne 100 di passo è qualcosa di inaffrontabile.

Fanno polemica al ristoro perchè sono finiti i biscotti o perchè è finito il tè al limone.

Rompono i coglioni in griglia quando piove. Non ci crederete. Se sta piovendo e la partenza viene ritardata di 1 minuto per vari motivi iniziano a lamentarsi perchè stanno prendendo l’acqua. E un ossimoro. Stanno partendo per una mezza che sarà tutta sotto l’acqua ma quel minuto in più a loro fa la differenza.

Ma i peggiori sono quelli che si lamentano del prezzo delle competitive. Come se qualcuno li obbligasse a partecipare. Non sanno nulla dell’organizzazione della corsa, del pacco gara, dei volontari, delle strutture utilizzate e di tutto quello che comprende un evento del genere ma per loro il prezzo è troppo alto a prescindere.

Amico runner che hai letto questo articolo, spero tu non faccia parte dei podisti cacacazzo anche perchè significa che non stai vivendo bene lo sport più bello del mondo.